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| |  | | | | .:Recensione di Raoul Molinari | | Therese Uhlmann, da tempo immemorabile, da quando dalla Svizzera è approdata sulle nostre colline, mi ha sempre incuriosito per la sua sensibilità, la sua voglia di sperimentare e di trovare nuove tecniche per migliorare le sue creazioni. Ogni tanto la perdo di vista, poi la ritrovo e ogni volta mi sorprende: le sue opere non hanno nulla da spartire con quelle precedenti e, pur conservando l'impronta materica cambiano nella tecnica e soprattutto nell'ispirazione caratterizzandone l'impegno artistico. Therese ha sempre sentito nell'intimo la realtà e l'attualità e credo sia proprio la tendenza autobiografica che la spinge a rinnovarsi. I suoi ultimi lavori nascono da una crisi personale sofferta e superata; il suo pennello non indulge più sul nero e sul grigio, ma si colora di tinte solari che dall'arancio forte sfumano in un giallo brillante. Ricordo una sua profonda riflessione sull'arte: era solita affermare che lavorare è crudele quando le dimensioni del lavoro non consentono essenziali spazi di libertà. Le sue ultime realizzazioni sono un profondo e significativo segnale della mutazione, del cambiamento che, in poco tempo, ha modificato la sorgente dell'ispirazione e l'indirizzo del suo pensiero. Il rapporto donna-sole è interpretato in maniera fluida, producendo atmosfere che stanno nel tempo ed al di fuori del tempo: una piacevole sintesi tra materia e spirito. Raoul Molinari
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